Geotermia
1. La Tecnologia: aspetti tecnici
L’energia
geotermica è la forma d’energia dovuta al calore endogeno della Terra;
vulcani, sorgenti termali, soffioni e geysers documentano la presenza di calore
immagazzinato nella crosta terrestre e che fluisce verso l'esterno con
l’ausilio di fluidi vettori come acqua e vapore.
La temperatura, all’interno del nostro pianeta, aumenta con la profondità
secondo un gradiente geotermico di 3°C ogni 100 metri, anche se esistono zone
con gradienti geotermici anomali in cui il flusso di calore è maggiore (9-12°C
ogni 100 metri).
Il calore terrestre è prevalentemente d’origine radiogenica e
subordinatamente planetaria e chimica; deriva principalmente dal decadimento
degli isotopi radioattivi presenti soprattutto nel mantello (quelli più
importanti sono il torio 232, l'uranio 238, e 235 ed il potassio 40).
In media il calore terrestre calcolato è pari a 0,06 W/m2, quindi
considerando tutta la superficie si arriva a valori di 30.000 miliardi di watt;
questa energia termica, per unità di tempo e di area, costituisce il flusso
geotermico e viene espressa in HFU (Heat Flow Unit) ed è equivalente ad
una microcaloria per centimetro quadro al secondo (
), cioè in un secondo la
Terra disperde una microcaloria per centimetro quadro.

Fig. 1. Distribuzione del flusso di calore endogeno.
Lo sfruttamento
dell’energia geotermica consiste nell’utilizzazione del calore contenuto in
rocce relativamente vicine alla superficie, dove arriva propagandosi dalle zone
più profonde della Terra.
Per giungere in superficie il calore ha bisogno di un vettore fluido (acqua o
vapore), naturale o iniettato, che deve poter fluire in gran quantità in rocce
porose e permeabili (rocce serbatoio), queste a loro volta devono essere
protette da rocce impermeabili (copertura) che impediscano o limitino la
dispersione dei fluidi e del calore.
Per garantire la “rinnovabilità” del sistema geotermico, in pratica
sostituire il fluido sottratto dall’utilizzazione, è necessaria l’esistenza
di una zona di alimentazione esterna; il fluido, in questo caso, proviene
prevalentemente da acqua meteorica. Nel caso di serbatoi “confinati”, dove
il fluido è fossile, invece, l’eventuale ricarica è effettuata solo
artificialmente mediante la reiniezione.
In un sistema geotermico, l’acqua penetra nel sottosuolo attraverso rocce
permeabili formando delle falde sotterranee e, per effetto del calore trasmesso
alle rocce da una fonte, quale una massa magmatica, si scalda fino a raggiungere
temperature di alcune centinaia di gradi; il fluido (acqua e/o vapore) in queste
condizioni risale lungo faglie o fratture dando luogo alle manifestazioni
geotermiche.
La risalita può anche essere indotta artificialmente tramite una perforazione
meccanica (pozzo geotermico), il fluido così captato, dopo alcuni trattamenti,
è inviato agli impianti di utilizzazione (produzione di energia elettrica o usi
diretti).

Fig. 2. Schema di sistema geotermico.
Sistemi geotermici
Con riferimento ai fluidi erogati in superficie i sistemi geotermici si dividono in diverse classi.
1.
Sistemi a vapore secco “a vapore dominante”: costituiti soprattutto da
vapore secco che si trova a pressioni e temperature elevate accompagnato da
altri gas o sostanze solubili (CO2, H2S, B, NH3).
Il vapore può essere utilizzato direttamente per la produzione di energia
elettrica convogliandolo ad una turbina. Nel mondo sono noti pochi sistemi di
questo tipo: Italia (Larderello), California (The Geysers), Giappone e Nuovo
Messico.
2. Sistemi a vapore umido o “ad acqua dominante”: costituito da acqua
calda a temperatura superiore al suo punto di ebollizione e ad alta pressione,
nel momento in cui viene ridotta la pressione nella colonna del pozzo l’acqua
vaporizza ed arriva in superficie sotto forma di una miscela composta di acqua e
vapore. Il vapore può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica,
mentre l’acqua calda può esser usata in impianti di dissalazione per produrre
acque dolci. La temperatura in questo tipo di sistema è compresa tra 180 e 370°
C. Questi sistemi sono più abbondanti del tipo precedente.
3. Sistemi ad acqua calda: contengono acqua a temperatura inferiore ai
100° C (50-82° C) utilizzabile soprattutto per usi diretti (riscaldamento
delle abitazioni, delle serre, impianti industriali).
4. Sistemi in rocce calde secche: sono sistemi formati con la creazione
artificiale di un serbatoio geotermico. Nel serbatoio viene iniettata, tramite
un pozzo, dell’acqua fredda che, una volta scaldatasi grazie all’elevato
calore delle rocce, è fatta risalire in superficie per la sua utilizzazione.
Questi sistemi sono in fase di sperimentazione avanzata.
5. Sistemi magmatici: sono sistemi artificiali che mirano a sfruttare il
calore diretto di un magma per riscaldare un fluido di lavoro. Sono al primo
stadio di sperimentazione.
6. Sistemi geopressurizzati: tale nome deriva dal fatto che l’acqua, a
temperatura elevata (200° C), si trova imprigionata in serbatoi sottoposti ad
una pressione superiore a quella idrostatica. Possono produrre energia
geotermica, meccanica, chimica. Ancora non si è provveduto ad uno sfruttamento
di tali sistemi.
Dal punto di vista dell’utilizzazione, la geotermia si può dividere in alcuni settori:
1.
Settore degli usi ad alta entalpia, con fluidi a temperature superiori ai
150° C, riguarda la produzione di energia elettrica ed alcuni usi industriali.
2. Settore degli usi a media e bassa entalpia, con fluidi a temperature
150-100° C nel primo caso ed inferiore ai 100° C nel secondo, riguarda gli usi
diretti: civili, agricoli, industriali.
Vi è inoltre il settore degli usi termali, caratterizzato dagli usi terapeutici e ricreativi.
Usi elettrici
Una centrale
geotermoelettrica differisce da quella tradizionale termoelettrica, i cui
costituenti essenziali sono il generatore di vapore (fonte energetica), la
turbina, l’alternatore (per la generazione di energia elettrica) ed il
condensatore (per la condensazione del vapore esausto), per gli apparati
necessari al trattamento del fluido naturale proveniente dal sottosuolo e per
l’estrazione dei gas incondensabili (soprattutto CO2) sempre
presenti nel vapore.
Nel caso in cui la centrale sia installata in un campo “a vapore secco”
(come quello di Larderello), il vapore è inviato direttamente alla turbina;
all’uscita da questa, il vapore esausto viene condensato e depurato dei gas
incondensabili, mentre l’acqua di condensa può venir dispersa in superficie o
reiniettata nel sottosuolo.
Quando invece, si tratta di campi “ad acqua dominante”, la miscela
acqua/vapore che fuoriesce dal pozzo geotermico, è sottoposta ad un processo di
separazione dal quale si ottiene il vapore che sarà inviato alla turbina ed
un’alta percentuale di acqua (30-80% del totale) che verrà dispersa o
reiniettata.
E’ da notare che, contrariamente a quanto si verifica nelle centrali
termoelettriche tradizionali, dove la pressione del vapore è portata a più di
150 atm, quella del vapore di un pozzo geotermico raramente supera le 30 atm.
Le centrali in uso in geotermia sono di diversi tipi:
a)
Centrale a scarico libero, il vapore proveniente direttamente dal pozzo o
da un separatore (campo ad “acqua dominante”) è inviato alla turbina e dopo
la generazione di energia elettrica, viene scaricato in aria a pressione
atmosferica; le acque reflue sono reiniettate o disperse in superficie.
b) Centrale a condensazione, il vapore esausto che esce dalla
turbina, viene inviato ad una “camera di condensazione/depressione”
raffreddata da acqua derivante da una torre di raffreddamento o da acque
correnti. I gas incondensabili vengono estratti meccanicamente e scaricati
all’esterno, mentre i reflui dei condensatori o dei separatori sono incanalati
in pozzi di reiniezione o dispersi in superficie.
c) Centrale a flash singolo, usata nei campi “ad acqua
dominante”. Il fluido geotermico erogato da un pozzo, viene inviato ad un
separatore che riduce la pressione e separa le due fasi acqua/vapore. Il vapore
entra poi nella turbina e dopo la generazione di elettricità è condensato ed
inviato ai pozzi di reiniezione o smaltito in altro modo.
d) Centrale a doppio flash, usata nei campi “ad acqua dominante”. Il
fluido, proveniente dal pozzo, entra in un primo separatore dove si genera il
primo flash di vapore ad alta pressione (a 160° C). Successivamente è
inviato ad un secondo separatore dove si genera un secondo flash di
vapore a bassa pressione (a 120° C). I flussi di vapore ottenuti, ad alta e
bassa pressione, sono inviati a turbine distinte.
e) Centrale a ciclo binario, usata soprattutto per fluidi a medio-bassa
entalpia o per “salamoie” da non lasciare vaporizzare perché incrostanti.
Il fluido geotermico è inviato, in pressione, ad uno scambiatore dove cede il
calore ad un fluido di lavoro (freon, cloruro d’etile). Successivamente i
reflui geotermici vengono reiniettati nell’acquifero; il vapore del fluido
secondario, dopo esser passato alla turbina, viene condensato e ritorna allo
scambiatore per vaporizzare nuovamente.
f) Centrale a flusso totale, funziona col fluido bifase (miscela
acqua/vapore e gas associati) direttamente erogato dal pozzo. Dopo la
generazione di energia elettrica il fluido è condensato e reiniettato
nell’acquifero.
g) Minicentrale a condensazione, centrale a condensazione di potenza
limitata che utilizza fluidi a temperatura anche inferiore ai 100° C.
Fig. 3. Schema di centrale.
Usi diretti
Il riscaldamento
è la forma più antica e diffusa tra gli usi diretti dell’energia
geotermica; larga utilizzazione è stata fatta in Islanda, dove, per
l’abbondanza dei fluidi caldi disponibili, il 97% della popolazione della
capitale è servita da riscaldamento geotermico urbano. Analoga situazione si ha
anche in Francia, paese poco geotermico, negli Stati Uniti, in Cina ed in
Giappone.
In Italia le realizzazioni più importanti sono quelle di Ferrara, Vicenza,
Castelnuovo Val di Cecina, Acqui, Bagno di Romagna e Grosseto.
Per il riscaldamento degli ambienti, le temperature dei fluidi devono essere
dell’ordine di 50-80° C per gli impianti a termosifone, 35-50° C per i
pannelli radianti; qualora i fluidi geotermici non raggiungessero le temperature
richieste, si possono adottare dei sistemi integrativi quali una caldaia o una
pompa di calore.
Un impianto di teleriscaldamento può provvedere anche alla fornitura di acqua
calda sanitaria; se le acque geotermiche sono dolci, come nel caso di Vicenza,
possono essere distribuite direttamente agli utenti, se invece, sono salate,
come a Ferrara, si provvede immettendo nella rete sanitaria una parte
dell’acqua di acquedotto circolante nello scambiatore di calore.
Si può ottenere uno sfruttamento integrale della risorsa geotermica con il
riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo, disponendo di fluidi a
80-110° C che alimentino pompe di calore reversibili, ad assorbimento, con
fluidi appropriati (ad esempio ammoniaca, bromuro di litio).
Altri usi dei fluidi geotermici sono rappresentati dall’azione antigelo dei
suoli, dal riscaldamento delle serre e dall’utilizzo nelle attività
industriali per fornire il “calore di processo” utilizzato nel ciclo di
produzione.
Un uso razionale che permette di ottenere la massima efficienza dai fluidi
geotermici, è rappresentata dagli usi integrati dello stesso fluido per
impianti ed utenti diversi, con un sistema in serie, “a cascata”, le acque
reflue a bassa temperatura di una centrale geotermica, possono essere usate, per
esempio, per il riscaldamento, per la serricoltura, per l’acquacoltura e per
l’irrigazione.
Nel quadro volto allo sfruttamento razionale dell’energia geotermica, viene
impiegata sempre di più la “pompa di calore”, grazie alla quale sono
utilizzati anche i fluidi a temperatura molto bassa.
La pompa di calore è una macchina termica in grado di trasferire il calore da
un corpo più freddo ad uno più caldo, innalzandone la temperatura; essa estrae
calore da una sorgente a bassa temperatura, sorgente fredda, con dispendio di
energia esterna che può essere di natura elettrica, meccanica, o appunto
geotermica.
Nei paesi dove si sta diffondendo lo sfruttamento dell’energia geotermica alle
più basse temperature (7- 40° C), quali la Svezia, il Giappone, gli Stati
Uniti, la Svizzera, la Germania e la Francia, l’uso delle pompe di calore ha
toccato dei livelli sorprendenti; negli Stati Uniti per esempio nel 1993 ne
erano installate più di 150.000.
Un’altra tecnologia molto in uso accanto alle pompe di calore è rappresentata
dallo “scambiatore di calore”, necessario nei casi in cui non è possibile
mettere a contatto i fluidi geotermici direttamente con gli impianti di
utilizzazione, quando il contenuto salino del fluido può creare danni quali la
corrosione o l’inquinamento.
Gli scambiatori di calore vengono fabbricati in diverse versioni di cui le
principali sono: a piastre, a fasce tubiere, a serpentina ed a miscela diretta,
con separazione finale e recupero del fluido di lavoro dal fluido primario.
Un particolare tipo è quello utilizzato direttamente nel pozzo, con
circolazione di acqua dolce o di fluido basso-bollente nel secondario.

Fig. 4. Esempio di riscaldamento con pompa di calore
geotermica.
2. Aspetti energetici ed economici
La potenza
geotermica installata nel mondo è stata, al 2000, di 7.974 MWe,
circa lo 0,3% della potenza elettrica complessiva, con una produzione di 50 TWh/a.
In Italia con riferimento allo stesso anno, la potenza installata lorda è stata
di 785 MWe, con una produzione di 4,4 TWh/a, circa l’1,5% della
produzione complessiva del paese.
Il rendimento globale della produzione di elettricità dal vapore geotermico è
del 10-17%, circa tre volte inferiore a quello delle fonti tradizionali, questo,
sia a causa della minore temperatura del vapore (250° C), sia per la diversa
composizione chimica dello stesso, che determina una perdita di energia.
Le centrali geotermiche consumano dai 6 ai 15 kg di vapore; un buon pozzo
produttivo, con una portata di 70.000 kg/h può alimentare una centrale di 10
MW.
3. Aspetti ambientali
Considerando che
la produzione in Italia di energia elettrica da fonte geotermica è stata nel
2000 di circa 4.400 GWh e considerando che per ogni kWhe prodotti da
un centrale tradizionale vengono emessi 0,55 kg di CO2, si può
stimare che le emissioni evitate con l’utilizzo della fonte rinnovabile in
questione sia stata di 2.240.000 ton di CO2.
I principali aspetti dell’impatto ambientale derivante dalle attività
geotermiche sono sintetizzate nei seguenti punti.
• Aspetto paesaggistico - naturalistico. Relativo alla possibile
modifica del paesaggio in seguito ad interventi operativi. In caso di sondaggio
meccanico, l’area che accoglieva l’impianto di perforazione dopo le
operazioni viene ripristinata e riportata, per quanto possibile, vicino allo
stato originario. Quando invece si tratta di impianti definitivi (centrale
elettriche, strutture agricole) è necessario scegliere con oculatezza i siti di
costruzione, al fine di introdurre nel paesaggio i nuovi impianti senza
contrasti eccessivi. La presenza di centrali geotermiche, inoltre, richiede la
realizzazione di vapordotti e di acquedotti di reiniezione che, per motivi di
manutenzione, non possono essere interrati come nel caso degli acquedotti;
fattore questo che influisce sull’aspetto del paesaggio.
• Inquinamento acustico. Questo aspetto si riscontra durante le
perforazioni e può essere limitato mediante sistemi di insonorizzazione e
sospendendo i lavori nelle ore notturne, quando necessario.
• Microsismicità. Può essere causata talvolta dalla reiniezione di
fluido nel sottosuolo. Si tratta in genere di eventi rilevabili solo dai
sismografi. Avere un atteggiamento cautelativo durante lo svolgimento di questa
operazione, quale una scelta oculata dell’ubicazione dei pozzi reiniettori e
un attento controllo del volume dei fluidi reiniettati, riduce sensibilmente la
probabilità dell’evento.
• Subsidenza. Consiste nell’abbassamento del livello dei terreni
superficiali che può verificarsi in seguito alla sfruttamento di un campo
geotermico; è stato risolto il problema con l’adozione di un sistema di pozzi
di reiniezione che ripristinano la pressione nella roccia serbatoio.
• Rischi legati alla perforazione. Sono di natura diversa, non
frequenti ma possibili, i principali sono: - eruzione: violenta fuoriuscita di
vapore o gas ; - eruzione vulcanica indotta: molto rara, se ne è verificata una
in Islanda in seguito ad una perforazione in una zona vulcanicamente molto
attiva; - eruzione freatica per vaporizzazione: indotta a piccola profondità
quando la pressione del vapore del sottosuolo è superiore al peso dei terreni
sovrastanti.
• Inquinamento chimico. I fluidi (acqua o vapore) relativi ai pozzi
geotermici sono caratterizzati dalla presenza di gas in percentuale variabile;
si tratta soprattutto di CO2 e H2S che rappresentano una
costante quando si opera in aree vulcaniche. Questa caratteristica dei fluidi
geotermici rende necessaria la presenza, nei cantieri di perforazione, di
strumenti di rilevazione che segnalano l’eventuale fuoriuscita dei suddetti
gas.
• Emissioni degli impianti geotermoelettrici. Le emissioni degli
impianti geotermoelettrici sono riconducibili alla componente in fase vapore
rilasciata in atmosfera dalle torri di raffreddamento, essendo i condensati
regolarmente reiniettati in profondità ed i fanghi e le incrostazioni raccolti
e smaltiti in idonee discariche. Le emissioni in atmosfera di alcuni tipi di
impianti geotermoelettrici sono per lo più: H2S, H3BO3
(acido borico), Hg (mercurio). Le ricerche si sono concentrate soprattutto per
ridurre quanto più possibile l’H2S, costituente principale delle
emissioni in questione, e nel 2002 è entrato in funzione il primo impianto
AMIS (Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato) sviluppato all’interno
dell’ENEL Green Power.
Nel sistema AMIS l’abbattimento dell’H2S è ottenuto con
ossidazione catalitica dell’acido solfidrico a SO2 che viene poi
assorbita dall’acqua del circuito di raffreddamento ed abbattuta tramite
processi che avvengono naturalmente grazie alle caratteristiche chimiche delle
acque geotermiche.
Il mercurio è, invece, abbattuto mediante assorbimento su carboni attivi;
questo sistema permette di abbattere fino al 95% del Hg presente.
4. Stato dell'arte: mercato e diffusione
In Italia, la
situazione sembra essere piuttosto buona per l’alta entalpia, soprattutto per
i progetti dell’ENEL che mirano ad un incremento della produzione.
Risulta, invece, troppo esigua rispetto alle potenzialità accertate, quella
della bassa entalpia relativa al campo delle utilizzazioni dirette. In tutto il
paese i progetti realizzati o in corso di realizzazione superano di poco la
ventina; vengono trascurati fluidi con buone temperature anche facilmente
reperibili, contrariamente a quanto accade in altri paesi poco geotermici.
Nel nostro pianeta, esistono vaste zone nel cui sottosuolo vi sono fluidi a
temperature comprese tra 40° e 100° C facilmente accessibili, che potrebbero
essere direttamente utilizzati per il riscaldamento e la refrigerazione,
consentendo quindi un notevole risparmio di idrocarburi.
Queste applicazioni non elettriche, dei fluidi geotermici a bassa entalpia, si
stanno sviluppando in molti paesi del mondo situati in zone caratterizzate da
gradienti termici bassi o normali; per esempio, nella regione di Parigi,
migliaia di abitazioni sono scaldate con acqua a temperature comprese tra 60 e
73° C che si trovano a 1800 metri di profondità.
Panorama geotermico mondiale per gli usi elettrici e per gli usi diretti
L’uso del calore
endogeno della Terra, dopo le prime applicazioni di Larderello, si è sviluppato
in tutto il mondo con progetti che utilizzano fluidi ad alta e bassa entalpia e
che mirano alla produzione di energia elettrica ed agli usi termici diretti.
Complessivamente, con riferimento al 2000, la potenza installata nel mondo era
di circa 7.974 MWe e 15.145 MWt ed i campi
geotermici in esercizio o in via di sviluppo sono in tutto 95 su oltre
250 accertati.
Continente Americano
Gli Stati Uniti (2228 MWe, 3766 MWt al
2000) sono uno dei paesi più all’avanguardia nella geotermia con 26 campi
in esercizio ad alta entalpia; si tratta soprattutto di campi “ad acqua
dominante” distribuiti nell’Imperial Valley in California settentrionale, vi
è, inoltre, un campo gigante “a vapore dominante” a The Geysers.
The Geysers è il più grande giacimento geotermico scoperto nel mondo, proprio
in questo campo fu commissionato, nel 1960, il primo impianto degli Stati Uniti,
per lo sfruttamento di energia geotermica, con una capacità di 12,5 MW.
Nel campo di The Geysers vi sono 521 pozzi produttivi ma solo il 20% dei fluidi
estratti viene reiniettato, questo fatto ha determinato un eccessivo
sfruttamento del giacimento che ora è in declino, di conseguenza la potenza
record installata nel 1987, di 2093 MWe, è stata ridimensionata a
1180 MWe nel 1993.
Oltre alla California vi sono prospettive geotermiche negli altri stati della
fascia occidentale fino all’Alaska.
Risulta molto sviluppato anche il settore delle basse temperature, sfruttato
soprattutto per il riscaldamento civile ed integrato con altre tecnologie quali
gli scambiatori di calore e le pompe di calore; solo gli impianti di
riscaldamento realizzati con queste ultime, sono stati al 1995 più di 150.000
con un risparmio di 400 MWt.
Oltre al settore del riscaldamento urbano, l’energia geotermica viene
sfruttata nelle serre e nel settore industriale (450 MWt al 1995).
Il secondo campo geotermico per potenzialità, dopo The Geysers, ma il
primo al mondo “ad acqua dominante”, è quello in Messico (755 MWe,
164,2 MWt, al 2000) di Cerro Prieto (620 MWe); in
questo stato, vi sono altri 3 campi in esercizio ed altri potenzialmente
sfruttabili soprattutto lungo la fascia vulcanica che lo attraversa
longitudinalmente; al contrario degli Stati Uniti, il settore degli usi diretti
non è molto sviluppato.
Per quel che concerne gli altri paesi del continente americano, il Canada
ha installato una centrale da 60 MWe, ma si stima la
possibilità di portarla ad almeno 120 MWe; nel Centro e Sud America,
vengono privilegiati gli usi elettrici, El Salvador ha una potenza
installata, al 2000, di 161 MWe, ma vi sono potenziali ancora
non sfruttati, analogamente accade nel Nicaragua con 70 MWe
al 2000, in molti altri paesi di questo continente vi sono grandi potenzialità
accertate, ma molti ostacoli nella realizzazione per le difficoltà finanziarie.
Oceania
La Nuova Zelanda (437 MWe, 307,9 MWt e 4
campi in esercizio al 2000) ha il merito di avere sperimentato, fin dagli
anni Cinquanta, la tecnologia di produzione e sfruttamento dei campi a vapore
umido che rappresentano la quasi totalità dei campi geotermici mondiali.
Asia
Per l’arcipelago delle Filippine, l’energia geotermica per
produzione di elettricità costituisce una risorsa estremamente importante fin
dagli anni Settanta, con 9 campi in esercizio, al 2000 erano installati 1.909
MWe e 1 MWt ed il governo sta mirando
a dare un ulteriore incremento, non è molto sviluppato, invece, il settore
delle basse temperature.
Anche l’arcipelago dell’Indonesia ha un enorme potenziale geotermico
dell’ordine di 16.000 MWe, installati al 2000 sono 598,5 MWe,
poco sviluppato è il settore degli usi termici diretti installati 2,3 MWt
al 2000.
Il Giappone ha circa 17 campi in esercizio per la produzione di energia
elettrica ed installati 546,9 MWe e 1.167 MWt al
2000.
L’utilizzazione dell’energia geotermica in Cina (29,17 MWe,
2.282 MWt al 2000) è mirata prevalentemente ai fluidi a bassa
temperatura, con 210 operazioni nel settore del riscaldamento,
dell’agricoltura, dell’acquacoltura e dell’industria.
Africa
Prospettive geotermiche ad alta entalpia si individuano nella Rift
Valley (Africa orientale) e nelle aree vulcaniche del Camerun e delle isole
oceaniche, mentre il Nord Africa ha significative risorse nel campo delle medie
e basse temperature.
Il Kenya è il paese africano dove è stata maggiormente sviluppata la
geotermia, al 2000 erano installati 45 MWe con la prospettiva
di un incremento.
Sono state individuate risorse sfruttabili anche in Etiopia dove al 2000
sono stati installati 8,52 MWe.
Europa
La Francia (4,2 MWe nelle Antille, 756 MWt
di cui 675 per teleriscaldamento al 1995) è il paese leader del
riscaldamento geotermico con 74 progetti realizzati nei bacini di Parigi e
dell’Aquitania.
Questo paese ha sviluppato, fin dal 1969, la tecnologia di produzione attraverso
il “doublet” costituito da una coppia di pozzi di cui uno produttore e
l’altro reiniettore, che dopo l’estrazione del calore, consente la
reiniezione in serbatoio dei fluidi geotermici raffreddati, permettendo così,
sia lo smaltimento dei reflui che la ripressurizzazione e rialimentazione
dell’acquifero, si risolve quindi il problema dell’inquinamento ed il
fenomeno della subsidenza; questa tecnologia ha reso possibile l’utilizzo
degli acquiferi profondi, inquinanti e subsidenti del “bacino di Parigi”.
Il maggiore complesso di teleriscaldamento del mondo è proprio a Parigi, con 3
operazioni, 4 doublets profondi 1.900 metri con acqua a 79° C che riforniscono
15.000 alloggi.
Rilevante è anche lo sfruttamento, con pompe di calore, delle risorse
superficiali a bassa temperatura (12-25° C), per il riscaldamento di oltre
35.000 alloggi.
Anche in Germania (397 MWt al 2000) ed in Svizzera (
547,3 MWt al 2000) sono molto sviluppate le utilizzazioni a bassissima
temperatura con pompe di calore, per una potenza di 160 MWt nel primo
paese e 5.000 installazioni nel secondo; molto interessante è poi il progetto
di riscaldamento urbano della città di Lund in Svezia (377 MWt al
2000) con 2 maxipompe di calore da 13 MWt che sfruttano due pozzi
di 670 e 800 metri di profondità con acque a 23-28° C.
La Grecia (2 MWe, 57,1 MWt al 2000) presenta
discrete risorse ancora non sviluppate sia nella bassa che nell’alta entalpia,
questa ultima nelle isole vulcaniche dell’Egeo.
Il paese più caldo dell’Europa centrale è l’Ungheria (472,7 MWt
al 2000), grazie all’anomalia termica positiva; è sviluppato solo il
campo della bassa temperatura sfruttato essenzialmente per il settore agricolo.
La maggior parte dei paesi europei ha prospetti solo nel campo delle basse
temperature, fa eccezione assieme all’Italia, l’Islanda (170 Mwe
1.469 MWt e 4 campi in esercizio al 2000), questo è il paese
geotermico per eccellenza, la risorsa, infatti, soddisfa l’80% della domanda
d’energia dell’isola.
Oltre all’uso elettrico dei fluidi geotermici che, accanto alle risorse
idriche, soddisfano completamente il fabbisogno nazionale di energia, è ben
sviluppato anche il settore del riscaldamento urbano, dell’acqua calda
sanitaria e degli usi industriali.
|
|
MWe |
GWh/a |
% di
energia nazionale |
|
Australia
|
0,17 |
0,9 |
- |
|
Cina |
29,17 |
100 |
- |
|
Costa Rica |
142,5 |
592 |
10,21 |
|
El
Salvador |
161 |
800 |
20 |
|
Etiopia |
8,52 |
30,05 |
1,85 |
|
Francia |
4,2 |
24,6* |
2* |
|
Guatemala |
33,4 |
215,9 |
3,69 |
|
Islanda |
170 |
1.138 |
14,73 |
|
Indonesia |
589,5 |
4575 |
5,12 |
|
Italia |
785 |
4.403 |
1,68 |
|
Giappone |
546,9 |
3.532 |
0,36 |
|
Kenya |
45 |
366,47 |
8,41 |
|
Messico |
755 |
5.681 |
3,16 |
|
Nuova
Zelanda |
437 |
2.268 |
6,08 |
|
Nicaragua |
70 |
583 |
17,22 |
|
Filippine |
1.909 |
9.181 |
21,52 |
|
Portogallo |
16 |
94 |
- |
|
Russia |
23 |
85 |
0,01 |
|
Tailandia |
0,3 |
1,8 |
- |
|
Turchia |
20,4 |
119,73 |
- |
|
USA |
2.228 |
15.470 |
0,4 |
|
Totale |
7.974,06 |
49.261,45 |
|
Tabella 1. Installato geotermoelettrico nel mondo al 2000.

Fig. 5 Distribuzione in % delle categorie degli usi diretti al 2000.
Panorama geotermico italiano
L’Italia è
il paese geotermicamente più “caldo” di tutta l’Europa, cosa testimoniata
dai numerosi vulcani, dai soffioni boraciferi, dalle sorgenti termominerali.
Al 2000 la potenza installata era di 785 MWe (l’1,5% della
produzione elettrica totale del paese); mentre per gli usi diretti era di 325,8
MWt dei quali il 41% utilizzato per il riscaldamento, il 28% per usi
termali, il 22% per le serre, il 9% per i processi industriali e l’1% per l’itticoltura.
Le prime applicazioni della geotermia si sono avute proprio nel nostro paese ed
in particolare a Larderello (Toscana) dove esistevano evidenti manifestazioni
geotermiche; infatti, già dal 1777 veniva utilizzato l’acido borico delle
acque geotermiche della zona e nel 1827 si ha la prima vera utilizzazione in
forma diretta dell’energia geotermica il cui calore veniva usato, al posto
della legna, per l’evaporazione dell’acqua da cui estrarre l’acido borico.
Nel 1904 nasce la geotermoelettricità, vennero accese delle lampade tramite una
dinamo azionata da una macchina a vapore da 0.75 CV, alimentata da un soffione.
Tra il 1905 ed il 1936 vengono migliorate le tecniche di perforazione e si
arriva ad una potenza elettrica installata di 73 MW; dagli anni Venti, proprio
da Larderello, si estende a tutto il mondo l’interesse per la geotermia.
Dagli anni Settanta viene dato un notevole impulso all’esplorazione in tutte
le aree italiane, cosa che porta all’individuazione di diverse aree
geotermiche e di altri due campi ad alta entalpia, oltre a quello di Larderello,
presso Latera nel Lazio e Mofete in Campania.
Diversi sono i progetti realizzati per l’utilizzo dei fluidi geotermici per il
teleriscaldamento, i più significativi sono quello di Ferrara (12 MWt),
di Vicenza (5 MWt) e di Rodigo (3,7 MWt) per la
bassa entalpia, quello di Larderello (24,1 MWt) e di Castelnuovo Val
di Cecina (5,3 MWt) per l’alta entalpia.
Per quel che concerne la geotermia dei fluidi ad alta entalpia utilizzata per la
produzione di energia elettrica, 4 sono i campi in esercizio, il più importante
dei quali è quello di Larderello con 282,5 MWe installati;
111,5 MWe sono installati nella regione del Monte Amiata, Piancastagnaio;
160 MWe nella regione toscana di Travale-Radicondoli; 268 MWe
in quella di Lago; infine 40 MWe presso Latera nel
Lazio.
5. Programmi di incentivazione esistenti
Data la competitività della tecnologia non esistono programmi di incentivazione, se non il meccanismo dei Certificati Verdi.
6. Gli obiettivi per l'Italia: libro bianco
I grafici di seguito riportano i trend delle produzioni sia di energia elettrica che termica secondo gli obiettivi riportati nel Libro Bianco al 2012.

Grafico 1. Trend della produzione di energia elettrica.

Grafico 2. Trend della produzione di energia termica.
Da questi grafici si osserva che i suddetti obiettivi sono poco ambiziosi, cosa che non permetterà di sfruttare al meglio le grosse potenzialità che l’Italia ha nel campo della geotermia.