Biomasse
Caldaie a cippato ( e legna )
In fondo alla pagine: Confronti su spese di gestione di caldaie a cippato - pellets e legna

Le caldaie a cippato utilizzano legno vergine ridotto in piccoli pezzi della dimensione di qualche centimetro, caricato automaticamente per mezzo di appositi dispositivi meccanici.
Il
combustibile è costituito da materiali di diversa origine, quali potature
sminuzzate, scarti di segheria o biomasse derivanti dalle attività selvi-colturali (taglio del bosco ceduo, diradamenti, tagli di conversione,
ecc.).
Gli
impianti a cippato sono totalmente automatizzati e non hanno limiti
dimensionali, potendo raggiungere potenze anche di diversi MW termici. I
rendimenti e il comfort sono gli stessi delle caldaie a gas/gasolio. Per le
caratteristiche di automazione e risparmio di esercizio, gli impianti a cippato
sono particolarmente indicati per il riscaldamento di edifici di dimensioni
medie o grandi, quali alberghi, scuole, condomini, ospedali e centri
commerciali.
Componenti
Un impianto di riscaldamento a cippato è costituito dai
seguenti componenti:
- Caldaia;
- Contenitore o apposito locale (silo) per lo stoccaggio del
cippato;
- Sistema di movimentazione del combustibile;
- Centralina di regolazione;
- Eventuale accumulatore inerziale e bollitore per acqua
sanitaria;
Principio di funzionamento
Poiché il caricamento del combustibile in caldaia avviene in
modo automatico, è necessario che accanto al locale caldaia venga predisposto
un locale (silo) per lo stoccaggio del combustibile.
Al fine di facilitare le operazioni di scarico del cippato
dai mezzi di trasporto, il silo è situato spesso al di sotto del piano
stradale. Dal silo di alimentazione il cippato viene estratto automaticamente e
convogliato, per mezzo di una coclea dosatrice, nella caldaia, dove avviene la
completa combustione mediante l’immissione di aria primaria e secondaria.
La combustione avviene in caldaie a griglia che può essere:
fissa, per bruciare materiali fini e a basso contenuto di umidità mobile, per
bruciare combustibili a pezzatura grossolana e ad alto contenuto di ceneri ed
umidità (fino al 50% in peso di acqua), quali le biomasse forestali fresche di
taglio.
Nei sistemi più avanzati il flusso di cippato e la
combustione sono regolati in continuo da un microprocessore in base alla
richiesta di energia dell’utenza e alla temperatura e concentrazione di
ossigeno dei fumi (regolazione lambda).
Il sistema può modulare la potenza erogata mantenendo la
combustione ottimale anche con combustibili diversi, sia con pieno carico sia
con il carico minimo. L’accensione del cippato può avvenire sia manualmente,
sia automaticamente per mezzo di dispositivi sia elettrici sia a combustibile
liquido (bruciatore pilota). In alcuni modelli esiste la funzione di mantenimento
braci, che consente alla caldaia di mantenere una piccola quantità
di brace accesa durante le pause di funzionamento, consentendo così la
riaccensione immediata al riavvio dell’impianto.

Sistemi di sicurezza
Anche le caldaie a cippato, come quelle a legna da ardere,
sono attualmente soggette all’obbligo del vaso di espansione aperto. A
differenza delle caldaie per legna in pezzi grossi, le caldaie a cippato hanno
un focolare che contiene solo piccole quantità di combustibile, che brucia
rapidamente una volta giunto sulla griglia di combustione. Per questo motivo il
rischio di ebollizione in caso di emergenza in queste caldaie è minore rispetto
a quelle a legna, e di conseguenza appare ancora meno giustificato e
anacronistico l’attuale obbligo del vaso di espansione aperto.
Importanti dispositivi di sicurezza che dovrebbero sempre
essere installati negli impianti termici a cippato riguardano il sistema di
alimentazione del combustibile, per impedire eventuali ritorni di fiamma dalla
caldaia al silo di stoccaggio.
Un primo importante sistema ha lo scopo di interrompere la
continuità fisica del flusso del cippato dal silo alla caldaia. Per questo
motivo gli impianti a cippato comprendono sovente una tramoggia di caduta del
combustibile interposta tra due differenti coclee, delle quali una proviene dal
silo e l’altra porta il materiale in caldaia. Il flusso del cippato, in caduta
libera nella tramoggia, può essere facilmente interrotto in caso di emergenza
da una serranda tagliafiamma, oppure da una più costosa valvola stellare, che
mantiene permanentemente l’interruzione. Nella parte terminale della coclea
proveniente dal silo, può inoltre essere installata una valvola di sicurezza
termica collegata all’acquedotto, che in caso di emergenza immette acqua nel
canale della coclea impedendo il propagarsi del ritorno di fiamma.
Condizioni favorevoli al ritorno di fiamma verso il silo si
possono instaurare quando nel focolare si verifica una pressione positiva,
mentre il rischio è minimo se la camera di combustione viene costantemente
mantenuta in depressione. Per questo motivo diversi modelli di caldaie a cippato
sono dotati di dispositivi atti al controllo della pressione nel focolare.
Installazione di una caldaia a cippato
Per l’installazione della caldaie a cippato valgono gli
stessi obblighi delle caldaie a legna in pezzi grossi. Per quanto riguarda
l’impianto termoidraulico, può essere utile la presenza di un accumulatore
inerziale, soprattutto se il circuito di caldaia (primario) è separato dal
restante impianto di riscaldamento (secondario) per mezzo di uno scambiatore di
calore, e se si prevede che la caldaia debba rimanere in servizio anche
d’estate per la produzione di acqua calda sanitaria.
L’accumulatore inerziale è in ogni caso più piccolo
rispetto a quello di una caldaia a legna in ciocchi di pari potenza, in quanto
la quantità di combustibile contenuta nel focolare di una caldaia a cippato è
piccola rispetto alla potenza termica erogata.
Dimensionamento impianto
Per il dimensionamento degli impianti di riscaldamento a
cippato possono essere seguiti criteri simili a quelli relativi ad impianti
convenzionali a gas/gasolio. Nel caso in cui si preveda di installare o di
mantenere in esercizio una caldaia a gas/gasolio con funzione di scorta o
emergenza, la caldaia a cippato può essere dimensionata intorno al 70% della
potenza di picco stimata.
Questo consente di risparmiare sui costi di acquisto e di
installazione. Poiché i picchi di fabbisogno di potenza sugli impianti di
riscaldamento sono generalmente di breve durata, e limitati ad alcuni giorni del
mese più freddo, con questo accorgimento si riesce a comunque a coprire con
l’energia da biomassa oltre il 90% del fabbisogno totale di calore.
Nel caso in cui un’unica caldaia a cippato debba provvedere
al riscaldamento di numerose utenze collegate da una rete di teleriscaldamento,
la potenza della caldaia a biomassa corrisponde alla somma delle potenze di
tutte le utenze allacciate diminuita di un coefficiente di contemporaneità che
tenga conto delle caratteristiche del prelievo termico delle varie utenze. Il
valore di questo coefficiente va valutato caso per caso, ed è spesso compreso
tra 0,6 e 0,7.
Locale caldaia
Per il locale caldaia degli impianti a cippato valgono le
stesse norme già riferite per le caldaie a legna. Il locale caldaia va
progettato in stretta associazione al silo di stoccaggio del cippato, al quale
deve essere adiacente.
Stoccaggio del cippato
Il silo di stoccaggio del cippato dovrebbe essere posto in un
locale adiacente al locale caldaia o situato nelle immediate vicinanze di
questo.
Una delle più importanti condizioni per la fattibilità di
un impianto di riscaldamento a cippato è la disponibilità di un locale per lo
stoccaggio, situato in posizione accessibile ai mezzi di trasporto del
combustibile, con adeguato spazio per la manovra di questi.
Il silo va dimensionato sulla base della potenza e del
rendimento della caldaia, delle caratteristiche del combustibile e
dell’autonomia richiesta. Indicativamente, il potere calorifico netto del
cippato è compreso tra 600 e 900 kWh/m3 seconda del tipo di legno e
del contenuto di umidità. La densità è compresa tra i 200 e i 400 kg/m3.
Generalmente il cippato di conifera (pino, abete) ha un minore potere calorifico
rispetto a quello di latifoglia (faggio, quercia).
Viene di seguito riportato un esempio di dimensionamento del
silo di stoccaggio.
- Potenza nominale caldaia: 100 kW
- Rendimento termico della caldaia: 80%
- Potere calorifico del cippato: 800 kWh/m3
- Autonomia di funzionamento richiesta: 1 mese
Il consumo orario della caldaia alla potenza nominale è il seguente:
100/(800*0.8) = 0,15 m3/h
Ipotizzando che la caldaia funzioni per 12 ore al giorno a
piena potenza, il consumo mensile ammonterà a:
0,15 * 12 * 30 = 54 m3
Il silo di stoccaggio può essere ricavato da un locale
preesistente o costruito ex novo. In ogni caso deve essere accuratamente
protetto da infiltrazioni di acqua.
Sul fondo del silo viene posizionato l’estrattore del
cippato, che preleva il combustibile e lo convoglia nel canale della coclea di
trasporto. Nei piccoli impianti, per potenze fino a 300 – 500 kW, e capienze
fino a circa 100 m3, viene generalmente usato un estrattore a braccio
rotante, che richiede una sezione del silo circolare o quadrata. Per impianti di
maggiore potenza vengono usati estrattori a fondo mobile, costituiti da una o più
rastrelliere parallele ad azionamento idraulico che, con un lento movimento
avanti e indietro spingono il cippato nel canale della coclea.
Combustibile
Il termine cippato indica genericamente un combustibile
derivato dalla sminuzzatura di legno vergine derivante da molteplici fonti:
potature, scarti di segheria, interventi di manutenzione del bosco, ecc. La
dimensione e la forma dei pezzetti di legno variano a seconda del materiale di
origine e del tipo di macchina ( cippatrice)
utilizzata per sminuzzarlo.
Si tratta pertanto di un materiale alquanto eterogeneo
caratterizzato da una elevata tendenza a formare agglomerati, e spesso
facilmente fermentabile quando il contenuto di umidità sia elevato.
Anche il prezzo è molto variabile a seconda delle
caratteristiche del prodotto. Per consentire agli utilizzatori di caldaie a
cippato di orientarsi nell’approvvigionamento del combustibile, è in
preparazione una apposita norma tecnica che stabilirà una classificazione
qualitativa e quantitativa del cippato per uso energetico.
Per i piccoli impianti con alimentazione a coclea la
pezzatura è il principale fattore di criticità. La dimensione dei pezzetti non
dovrebbe superare i 4 – 5 cm. Pezzi più lunghi di 7– 8 cm, anche se
presenti in quantità modesta , possono provocare inceppamenti nel sistema di
alimentazione della caldaia, e quindi il blocco dell’impianto.
Per evitare questi inconvenienti è importante effettuare
sempre un accurato controllo di qualità sul combustibile, e scartare
senz’altro i fornitori che non siano in grado di ottemperare i necessari
requisiti di qualità del prodotto.
Il contenuto di umidità è invece un fattore meno critico,
in quanto numerosi modelli di caldaie sono in grado di bruciare legno fresco
(umidità 40 – 50 %) o solo leggermente asciugato all’aria.
Dell’umidità del cippato va tenuto conto soprattutto in
fase di trattativa sul prezzo, in quanto essa influenza in modo inversamente
proporzionale il potere calorifico del combustibile. Informazioni più
dettagliate sulle densità energetiche di varie essenze legnose cippate sono
riportate nella seguente tabella.

Produzione di acqua calda sanitaria
La produzione di acqua calda sanitaria mediante combustione
della legna può essere attuata con diverse modalità. Il sistema più semplice
consiste nell’utilizzare un bollitore con scambiatore interno e collegare
questo all’impianto mediante una pompa e un termostato. Il sistema può essere
attuato sia in impianti dotati di accumulatore inerziale, sia in impianti privi
di questo. Un accumulatore inerziale termicamente ben isolato consente durante
l’estate di ricaricare più volte il bollitore sanitario senza dover
riaccendere la caldaia. Negli impianti privi di accumulatore inerziale il
bollitore sanitario dovrebbe avere la capacità di almeno 300 litri. In questo
caso, per produrre l’acqua calda d’estate occorre avere l’accortezza di
caricare la caldaia con poca legna. Alcuni modelli di accumulatore inerziale per
caldaie a legna sono dotati di bollitore o di scambiatore di calore sanitario
incorporato, per cui non richiedono l’installazione di un bollitore separato.
Assolutamente da evitare è la produzione di acqua calda sanitaria per mezzo
dello scambiatore di calore di emergenza situato all’interno della caldaia a
legna. Questo scambiatore deve essere permanentemente collegato ad una valvola
di sicurezza termica e deve poter intervenire con la massima efficienza per
raffreddare la caldaia in caso di emergenza. Viceversa, utilizzando questo
scambiatore per produrre acqua sanitaria, si può provocare al suo interno la
formazione di incrostazioni di calcare che ne possono compromettere il corretto
funzionamento in caso di emergenza.

Sistemi di sicurezza
A differenza delle caldaie a gas/gasolio, le caldaie a
ciocchi di legna sono caratterizzate dalla presenza di una considerevole quantità
di combustibile solido che, una volta acceso, continua a sviluppare calore con
una inerzia considerevole, difficilmente controllabile nel breve termine. Di
conseguenza, le caldaie a legna possono trovarsi in condizioni peculiari di
criticità. Queste condizioni sono fondamentalmente due:
1. interruzione dell’alimentazione elettrica
2. guasto della pompa di circolazione della caldaia
In entrambe le suddette situazioni si ha il blocco pressoché
totale della circolazione di acqua in caldaia e si interrompe l’asportazione
del calore generato dalla combustione della legna. Di conseguenza, la
temperatura dell’acqua può salire fino a raggiungere e superare i 100°C.
Oltre la soglia della temperatura di ebollizione la produzione di vapore causa
un brusco aumento della pressione dell’impianto. In mancanza di dispositivi di
sicurezza adeguati si può rapidamente giungere a una situazione di pericolo.
Per scongiurare questo rischio, oltre che del termostato di
sicurezza in dotazione a tutti i tipi di caldaia, le caldaie a legna sono dotate
di uno scambiatore di calore di emergenza, costituito da un tubo a serpentina
immerso nell’acqua della caldaia. Questo scambiatore deve essere collegato da
un lato a una presa di acqua fredda, direttamente connessa all’acquedotto; dal
lato in uscita lo scambiatore di emergenza va collegato a uno scarico.
Tra la presa di acqua fredda e la caldaia va interposta una
valvola di sicurezza termica. Questa valvola, è dotata di una sonda a bulbo di
mercurio da inserire in un apposito pozzetto sulla caldaia. In caso di
emergenza, prima che la temperatura della caldaia raggiunga la soglia dei 100 °C,
la valvola di sicurezza si apre mediante un dispositivo meccanico che non
richiede alimentazione elettrica, e acqua fredda inizia a fluire nello
scambiatore di sicurezza, asportando il calore in eccesso e convogliandolo allo
scarico. Viene così scongiurato il rischio di ebollizione nella caldaia.
La valvola di sicurezza termica fornisce una protezione molto
efficace dell’impianto a legna purché vi sia una disponibilità continua di
acqua fredda anche in mancanza di corrente elettrica. Nel caso in cui la casa
sia provvista di un pozzo proprio con pompa e autoclave, è necessario
installare sopra la caldaia un serbatoio di acqua fredda di capacità adeguata,
da collegare allo scambiatore di emergenza in modo che, in eventuali situazioni
critiche, l’acqua fredda possa fluire liberamente per gravità attraverso lo
scambiatore di emergenza. La valvola di sicurezza termica va controllata almeno
una volta all’anno per verificarne l’efficienza e la tenuta, e va sostituita
tempestivamente qualora si riscontrassero dei difetti.
La convenienza economica di realizzare un impianto di
riscaldamento a biomassa si basa sui tempi di ripagamento dell’investimento,
che dipendono dal risparmio di gasolio/gas e quindi dell’intensità d’uso
dell’impianto.
Abitazioni piccole o abitate solo saltuariamente o situate in
zone a clima mite hanno un basso fabbisogno energetico e lunghi tempi di
ripagamento dell’investimento. Viceversa abitazioni di dimensioni
relativamente grandi e abitate con continuità per tutto l’anno presentano
sovente fabbisogni annuali di calore superiori ai 50.000 kWh, equivalenti a
5.000 litri di gasolio, 5.000 mc di metano o 6.300 litri di gas liquido (gpl).
In queste situazioni l’impianto a biomassa può essere molto conveniente,
anche in considerazione dei minori costi unitari di investimento per gli
impianti di maggiore potenza. Questo vale in modo particolare nel caso di grandi
edifici.
Un altro importante parametro da considerare nella
valutazione di fattibilità economica è il prezzo della biomassa. Nel caso
della legna da ardere il costo va da zero (per chi dispone di legna propria) a
circa 11 €/q.le. Nel caso del cippato il prezzo varia generalmente tra un
minimo di 3 €/q.le a un massimo di circa 6 €/q.le. Il pellet è il
combustibile biologico più costoso, variando da circa 15 a 20 e più €/q.le.
Nella stima di bilancio economico è necessario valutare
anche eventuali incentivi pubblici, disponibili in qualche caso come contributi
a fondo perduto, oppure come detrazioni d’imposta. Di questi strumenti si
parlerà più diffusamente nel capitolo dedicato agli incentivi economici e
fiscali.
Esempi:
IMPIANTO A LEGNA
ABITAZIONE
DA 200 MQ,
•
Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:
45.000
kWh/anno pari a:
-
4.700 m3/anno
di metano
-
4.500 litri/anno di gasolio
-
6.250 litri/anno di gpl
-
130 quintali/anno di legna da ardere stagionata
•
Descrizione impianto: Caldaia a fiamma inversa da 20 kW, centralina di
regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri, bollitore sanitario 300 litri
•
Investimento ipotizzato: 13.000 € compresa installazione e IVA 20%
•
Detrazione Irpef 36% = 4.680 €
•
Costo da ammortizzare: 13.000 – 4.680 = 8.320 €
•
Spesa per legna: 130 q.li a 11,00 €/q.le = 1.430 €/anno
Confronto
legna - metano
•
Metano risparmiato: 4.700 m3 a 0,52 €/m3 = 2.440 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 2.440 – 1.430 = 1.010 €/anno (41%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/1010 = 8,2 anni.
•
Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0:
8.320/2.600= 3,2 anni
Confronto
legna - gasolio
•
Gasolio risparmiato: 4.500 l a 0,83 €/l = 3.730 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 3.730 – 1.430 = 2.300 €/anno (61%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/2.300 = 3,6 anni.
•
Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0:
8.320/4150= 2,0 anni
Confronto
legna - gpl
•
Gpl risparmiato: 6.250 l a 0,62 €/l = 3.870 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 3.870 – 1.430 = 2.440 €/anno (63%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/2.440 = 3,4 anni.
•
Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0:
8.320/3.870= 2,1 anni
ABITAZIONE
DA 400 MQ;
•
Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:
90.000
kWh/anno pari a:
-
9.400 m3/anno
di metano
-
9.000 litri/anno di gasolio
-
12.500 litri/anno di gpl
-
260 quintali/anno di legna da ardere stagionata
•
Descrizione impianto: Caldaia a fiamma inversa da 40 kW, centralina di
regolazione,
accumulatore
inerziale 2000 litri, bollitore sanitario 300 litri
•
Investimento ipotizzato: 18.000 € compresa installazione e IVA 20%
•
Detrazione Irpef 36% = 6.480 €
•
Costo da ammortizzare: 18.000 – 6.480 = 11.520 €
•
Spesa per legna: 260 q.li a 11,00 €/q.le = 2.860 €/anno
Confronto
legna - metano
•
Metano risparmiato: 9.400 m3 a 0,52 €/m3 = 4.890 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 4.890 – 2.860 = 2.030 €/anno (41%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/2.030 = 5,7 anni.
•
Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0:
11.520/4.890 = 2,3 anni
Confronto
legna - gasolio
•
Gasolio risparmiato: 9.000 l a 0,83 €/l = 7.470 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 7.470 – 2.860 = 4.610 €/anno (62%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/4.610 = 2,5 anni.
•
Tempo di ripagamento nel caso costo legna = 0: 11.520/7.470 = 1,5 anni
Confronto
legna - gpl
•
Gpl risparmiato: 12.500 l a 0,62 €/l = 7.750 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 7.750 – 2.860 = 4.890 €/anno (63%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/4.890 = 2,4 anni.
•
Tempo di ripagamento nel caso costo legna = 0: 11.520/7.750 = 1,5 anni
IMPIANTO
A CIPPATO
ABITAZIONE
DA 1500 MQ
•
Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:
240.000
kWh/anno pari a:
-
25.000 m3/anno
di metano
-
24.000 litri/anno di gasolio
-
33.000 litri/anno di gpl
-
830 quintali/anno di cippato di latifoglia con umidità 35%
•
Descrizione impianto: Caldaia a cippato da 110 kW, estrattore del cippato,
coclea di trasporto, sistemi di regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri,
bollitore sanitario 1000 litri
•
Investimento ipotizzato, compresa installazione e IVA 20%: 60.000 €
•
Detrazione Irpef 36% = 21.600 €
•
Costo da ammortizzare: 60.000 – 21.600 = 38.400 €
•
Spesa per cippato: 830 q.li a 5,00 €/q.le = 4.200 €/anno
•
Costo addizionale di conduzione e manutenzione impianto = 2.000 €/anno
Confronto
cippato - metano
•
Metano risparmiato: 25.000 m3 a 0,52 €/m3 = 13.000 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 13.000 – 4.200 – 2.000 = 6.800 €/anno (52%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/6.800 = 5,6 anni.
Confronto
cippato - gasolio
•
Gasolio risparmiato: 24.000 litri a 0,83 €/l = 19.920 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 19.920 – 4.200 – 2000 = 13.720 €/anno (68%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/13.720 = 2,8 anni.
Confronto
cippato - gpl
•
Gpl risparmiato: 33.000 litri a 0,62 €/l = 20.460 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 20.460 – 4.200 - 2000 = 14.260 €/anno (69%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/14.260 = 2,7 anni.
ABITAZIONE
DA 1500 MQ
•
Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:
240.000
kWh/anno pari a:
-
25.000 m3/anno
di metano
-
24.000 litri/anno di gasolio
-
33.000 litri/anno di gpl
-
490 quintali/anno di pellet di legno
•
Descrizione impianto: Caldaia a pellet da 110 kW, estrattore del pellet, coclea
di trasporto, sistemi di regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri,
bollitore sanitario 1000 litri
•
Investimento ipotizzato, compresa installazione e IVA 20%: 60.000 €
•
Detrazione Irpef 36% = 21.600 €
•
Costo da ammortizzare: 60.000 – 21.600 = 38.400 €
•
Spesa per pellet: 490 q.li a 18,00 €/q.le = 8.820 €/anno
•
Costo addizionale di conduzione e manutenzione impianto = 1.000 €/anno
Confronto
pellet - metano
•
Metano risparmiato: 25.000 m3 a 0,52 €/m3 = 13.000 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 13.000 – 8.820 – 1000 = 3.180 €/anno (24%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/3.180 = >12 anni.
Confronto
pellet - gasolio
•
Gasolio risparmiato: 24.000 litri a 0,83 €/l = 19.920 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 19.920 – 8.820 – 1000 = 10.100 €/anno (50%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/10.100 = 3,8 anni.
Confronto
pellet - gpl
•
Gpl risparmiato: 33.000 litri a 0,62 €/l = 20.460 €/anno
•
Risparmio di esercizio: 20.460 – 8.820 - 1000 = 10.640 €/anno (52%)
•
Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/10.640 = 3,6 anni.