Biomasse

     Caldaie a cippato  ( e legna )   

In fondo alla pagine:   Confronti su spese di gestione di caldaie a cippato - pellets e legna  

   

  

Le caldaie a cippato utilizzano legno vergine ridotto in piccoli pezzi della dimensione di qualche centimetro, caricato automaticamente per mezzo di appositi dispositivi meccanici.

            Il combustibile è costituito da materiali di diversa origine, quali potature sminuzzate, scarti di segheria o biomasse derivanti dalle attività selvi-colturali (taglio del bosco ceduo, diradamenti, tagli di conversione, ecc.).

            Gli impianti a cippato sono totalmente automatizzati e non hanno limiti dimensionali, potendo raggiungere potenze anche di diversi MW termici. I rendimenti e il comfort sono gli stessi delle caldaie a gas/gasolio. Per le caratteristiche di automazione e risparmio di esercizio, gli impianti a cippato sono particolarmente indicati per il riscaldamento di edifici di dimensioni medie o grandi, quali alberghi, scuole, condomini, ospedali e centri commerciali.

 

Componenti

Un impianto di riscaldamento a cippato è costituito dai seguenti componenti:

- Caldaia;

- Contenitore o apposito locale (silo) per lo stoccaggio del cippato;

- Sistema di movimentazione del combustibile;

- Centralina di regolazione;

- Eventuale accumulatore inerziale e bollitore per acqua sanitaria;

Principio di funzionamento

Poiché il caricamento del combustibile in caldaia avviene in modo automatico, è necessario che accanto al locale caldaia venga predisposto un locale (silo) per lo stoccaggio del combustibile.

Al fine di facilitare le operazioni di scarico del cippato dai mezzi di trasporto, il silo è situato spesso al di sotto del piano stradale. Dal silo di alimentazione il cippato viene estratto automaticamente e convogliato, per mezzo di una coclea dosatrice, nella caldaia, dove avviene la completa combustione mediante l’immissione di aria primaria e secondaria.

La combustione avviene in caldaie a griglia che può essere: fissa, per bruciare materiali fini e a basso contenuto di umidità mobile, per bruciare combustibili a pezzatura grossolana e ad alto contenuto di ceneri ed umidità (fino al 50% in peso di acqua), quali le biomasse forestali fresche di taglio.

Nei sistemi più avanzati il flusso di cippato e la combustione sono regolati in continuo da un microprocessore in base alla richiesta di energia dell’utenza e alla temperatura e concentrazione di ossigeno dei fumi (regolazione lambda).

Il sistema può modulare la potenza erogata mantenendo la combustione ottimale anche con combustibili diversi, sia con pieno carico sia con il carico minimo. L’accensione del cippato può avvenire sia manualmente, sia automaticamente per mezzo di dispositivi sia elettrici sia a combustibile liquido (bruciatore pilota). In alcuni modelli esiste la funzione di mantenimento braci, che consente alla caldaia di mantenere una piccola quantità di brace accesa durante le pause di funzionamento, consentendo così la riaccensione immediata al riavvio dell’impianto.

Sistemi di sicurezza

Anche le caldaie a cippato, come quelle a legna da ardere, sono attualmente soggette all’obbligo del vaso di espansione aperto. A differenza delle caldaie per legna in pezzi grossi, le caldaie a cippato hanno un focolare che contiene solo piccole quantità di combustibile, che brucia rapidamente una volta giunto sulla griglia di combustione. Per questo motivo il rischio di ebollizione in caso di emergenza in queste caldaie è minore rispetto a quelle a legna, e di conseguenza appare ancora meno giustificato e anacronistico l’attuale obbligo del vaso di espansione aperto.

Importanti dispositivi di sicurezza che dovrebbero sempre essere installati negli impianti termici a cippato riguardano il sistema di alimentazione del combustibile, per impedire eventuali ritorni di fiamma dalla caldaia al silo di stoccaggio.

Un primo importante sistema ha lo scopo di interrompere la continuità fisica del flusso del cippato dal silo alla caldaia. Per questo motivo gli impianti a cippato comprendono sovente una tramoggia di caduta del combustibile interposta tra due differenti coclee, delle quali una proviene dal silo e l’altra porta il materiale in caldaia. Il flusso del cippato, in caduta libera nella tramoggia, può essere facilmente interrotto in caso di emergenza da una serranda tagliafiamma, oppure da una più costosa valvola stellare, che mantiene permanentemente l’interruzione. Nella parte terminale della coclea proveniente dal silo, può inoltre essere installata una valvola di sicurezza termica collegata all’acquedotto, che in caso di emergenza immette acqua nel canale della coclea impedendo il propagarsi del ritorno di fiamma.

Condizioni favorevoli al ritorno di fiamma verso il silo si possono instaurare quando nel focolare si verifica una pressione positiva, mentre il rischio è minimo se la camera di combustione viene costantemente mantenuta in depressione. Per questo motivo diversi modelli di caldaie a cippato sono dotati di dispositivi atti al controllo della pressione nel focolare.

Installazione di una caldaia a cippato

Per l’installazione della caldaie a cippato valgono gli stessi obblighi delle caldaie a legna in pezzi grossi. Per quanto riguarda l’impianto termoidraulico, può essere utile la presenza di un accumulatore inerziale, soprattutto se il circuito di caldaia (primario) è separato dal restante impianto di riscaldamento (secondario) per mezzo di uno scambiatore di calore, e se si prevede che la caldaia debba rimanere in servizio anche d’estate per la produzione di acqua calda sanitaria.

L’accumulatore inerziale è in ogni caso più piccolo rispetto a quello di una caldaia a legna in ciocchi di pari potenza, in quanto la quantità di combustibile contenuta nel focolare di una caldaia a cippato è piccola rispetto alla potenza termica erogata.

Dimensionamento impianto

Per il dimensionamento degli impianti di riscaldamento a cippato possono essere seguiti criteri simili a quelli relativi ad impianti convenzionali a gas/gasolio. Nel caso in cui si preveda di installare o di mantenere in esercizio una caldaia a gas/gasolio con funzione di scorta o emergenza, la caldaia a cippato può essere dimensionata intorno al 70% della potenza di picco stimata.

Questo consente di risparmiare sui costi di acquisto e di installazione. Poiché i picchi di fabbisogno di potenza sugli impianti di riscaldamento sono generalmente di breve durata, e limitati ad alcuni giorni del mese più freddo, con questo accorgimento si riesce a comunque a coprire con l’energia da biomassa oltre il 90% del fabbisogno totale di calore.

Nel caso in cui un’unica caldaia a cippato debba provvedere al riscaldamento di numerose utenze collegate da una rete di teleriscaldamento, la potenza della caldaia a biomassa corrisponde alla somma delle potenze di tutte le utenze allacciate diminuita di un coefficiente di contemporaneità che tenga conto delle caratteristiche del prelievo termico delle varie utenze. Il valore di questo coefficiente va valutato caso per caso, ed è spesso compreso tra 0,6 e 0,7.

                         

Locale caldaia

Per il locale caldaia degli impianti a cippato valgono le stesse norme già riferite per le caldaie a legna. Il locale caldaia va progettato in stretta associazione al silo di stoccaggio del cippato, al quale deve essere adiacente.

Stoccaggio del cippato

Il silo di stoccaggio del cippato dovrebbe essere posto in un locale adiacente al locale caldaia o situato nelle immediate vicinanze di questo.

Una delle più importanti condizioni per la fattibilità di un impianto di riscaldamento a cippato è la disponibilità di un locale per lo stoccaggio, situato in posizione accessibile ai mezzi di trasporto del combustibile, con adeguato spazio per la manovra di questi.

Il silo va dimensionato sulla base della potenza e del rendimento della caldaia, delle caratteristiche del combustibile e dell’autonomia richiesta. Indicativamente, il potere calorifico netto del cippato è compreso tra 600 e 900 kWh/m3 seconda del tipo di legno e del contenuto di umidità. La densità è compresa tra i 200 e i 400 kg/m3. Generalmente il cippato di conifera (pino, abete) ha un minore potere calorifico rispetto a quello di latifoglia (faggio, quercia).

Viene di seguito riportato un esempio di dimensionamento del silo di stoccaggio.

- Potenza nominale caldaia: 100 kW

- Rendimento termico della caldaia: 80%

- Potere calorifico del cippato: 800 kWh/m3

- Autonomia di funzionamento richiesta: 1 mese

                Il consumo orario della caldaia alla potenza nominale è il seguente:

100/(800*0.8) = 0,15 m3/h

Ipotizzando che la caldaia funzioni per 12 ore al giorno a piena potenza, il consumo mensile ammonterà a:

0,15 * 12 * 30 = 54 m3

Il silo di stoccaggio può essere ricavato da un locale preesistente o costruito ex novo. In ogni caso deve essere accuratamente protetto da infiltrazioni di acqua.

Sul fondo del silo viene posizionato l’estrattore del cippato, che preleva il combustibile e lo convoglia nel canale della coclea di trasporto. Nei piccoli impianti, per potenze fino a 300 – 500 kW, e capienze fino a circa 100 m3, viene generalmente usato un estrattore a braccio rotante, che richiede una sezione del silo circolare o quadrata. Per impianti di maggiore potenza vengono usati estrattori a fondo mobile, costituiti da una o più rastrelliere parallele ad azionamento idraulico che, con un lento movimento avanti e indietro spingono il cippato nel canale della coclea.

Combustibile

Il termine cippato indica genericamente un combustibile derivato dalla sminuzzatura di legno vergine derivante da molteplici fonti: potature, scarti di segheria, interventi di manutenzione del bosco, ecc. La dimensione e la forma dei pezzetti di legno variano a seconda del materiale di origine e del tipo di macchina ( cippatrice) utilizzata per sminuzzarlo.

Si tratta pertanto di un materiale alquanto eterogeneo caratterizzato da una elevata tendenza a formare agglomerati, e spesso facilmente fermentabile quando il contenuto di umidità sia elevato.

Anche il prezzo è molto variabile a seconda delle caratteristiche del prodotto. Per consentire agli utilizzatori di caldaie a cippato di orientarsi nell’approvvigionamento del combustibile, è in preparazione una apposita norma tecnica che stabilirà una classificazione qualitativa e quantitativa del cippato per uso energetico.

Per i piccoli impianti con alimentazione a coclea la pezzatura è il principale fattore di criticità. La dimensione dei pezzetti non dovrebbe superare i 4 – 5 cm. Pezzi più lunghi di 7– 8 cm, anche se presenti in quantità modesta , possono provocare inceppamenti nel sistema di alimentazione della caldaia, e quindi il blocco dell’impianto.

Per evitare questi inconvenienti è importante effettuare sempre un accurato controllo di qualità sul combustibile, e scartare senz’altro i fornitori che non siano in grado di ottemperare i necessari requisiti di qualità del prodotto.

Il contenuto di umidità è invece un fattore meno critico, in quanto numerosi modelli di caldaie sono in grado di bruciare legno fresco (umidità 40 – 50 %) o solo leggermente asciugato all’aria.

Dell’umidità del cippato va tenuto conto soprattutto in fase di trattativa sul prezzo, in quanto essa influenza in modo inversamente proporzionale il potere calorifico del combustibile. Informazioni più dettagliate sulle densità energetiche di varie essenze legnose cippate sono riportate nella seguente tabella.

Utilizzi

Produzione di acqua calda sanitaria

La produzione di acqua calda sanitaria mediante combustione della legna può essere attuata con diverse modalità. Il sistema più semplice consiste nell’utilizzare un bollitore con scambiatore interno e collegare questo all’impianto mediante una pompa e un termostato. Il sistema può essere attuato sia in impianti dotati di accumulatore inerziale, sia in impianti privi di questo. Un accumulatore inerziale termicamente ben isolato consente durante l’estate di ricaricare più volte il bollitore sanitario senza dover riaccendere la caldaia. Negli impianti privi di accumulatore inerziale il bollitore sanitario dovrebbe avere la capacità di almeno 300 litri. In questo caso, per produrre l’acqua calda d’estate occorre avere l’accortezza di caricare la caldaia con poca legna. Alcuni modelli di accumulatore inerziale per caldaie a legna sono dotati di bollitore o di scambiatore di calore sanitario incorporato, per cui non richiedono l’installazione di un bollitore separato. Assolutamente da evitare è la produzione di acqua calda sanitaria per mezzo dello scambiatore di calore di emergenza situato all’interno della caldaia a legna. Questo scambiatore deve essere permanentemente collegato ad una valvola di sicurezza termica e deve poter intervenire con la massima efficienza per raffreddare la caldaia in caso di emergenza. Viceversa, utilizzando questo scambiatore per produrre acqua sanitaria, si può provocare al suo interno la formazione di incrostazioni di calcare che ne possono compromettere il corretto funzionamento in caso di emergenza.

Sistemi di sicurezza

A differenza delle caldaie a gas/gasolio, le caldaie a ciocchi di legna sono caratterizzate dalla presenza di una considerevole quantità di combustibile solido che, una volta acceso, continua a sviluppare calore con una inerzia considerevole, difficilmente controllabile nel breve termine. Di conseguenza, le caldaie a legna possono trovarsi in condizioni peculiari di criticità. Queste condizioni sono fondamentalmente due:

1. interruzione dell’alimentazione elettrica

2. guasto della pompa di circolazione della caldaia

In entrambe le suddette situazioni si ha il blocco pressoché totale della circolazione di acqua in caldaia e si interrompe l’asportazione del calore generato dalla combustione della legna. Di conseguenza, la temperatura dell’acqua può salire fino a raggiungere e superare i 100°C. Oltre la soglia della temperatura di ebollizione la produzione di vapore causa un brusco aumento della pressione dell’impianto. In mancanza di dispositivi di sicurezza adeguati si può rapidamente giungere a una situazione di pericolo.

Per scongiurare questo rischio, oltre che del termostato di sicurezza in dotazione a tutti i tipi di caldaia, le caldaie a legna sono dotate di uno scambiatore di calore di emergenza, costituito da un tubo a serpentina immerso nell’acqua della caldaia. Questo scambiatore deve essere collegato da un lato a una presa di acqua fredda, direttamente connessa all’acquedotto; dal lato in uscita lo scambiatore di emergenza va collegato a uno scarico.

Tra la presa di acqua fredda e la caldaia va interposta una valvola di sicurezza termica. Questa valvola, è dotata di una sonda a bulbo di mercurio da inserire in un apposito pozzetto sulla caldaia. In caso di emergenza, prima che la temperatura della caldaia raggiunga la soglia dei 100 °C, la valvola di sicurezza si apre mediante un dispositivo meccanico che non richiede alimentazione elettrica, e acqua fredda inizia a fluire nello scambiatore di sicurezza, asportando il calore in eccesso e convogliandolo allo scarico. Viene così scongiurato il rischio di ebollizione nella caldaia.

La valvola di sicurezza termica fornisce una protezione molto efficace dell’impianto a legna purché vi sia una disponibilità continua di acqua fredda anche in mancanza di corrente elettrica. Nel caso in cui la casa sia provvista di un pozzo proprio con pompa e autoclave, è necessario installare sopra la caldaia un serbatoio di acqua fredda di capacità adeguata, da collegare allo scambiatore di emergenza in modo che, in eventuali situazioni critiche, l’acqua fredda possa fluire liberamente per gravità attraverso lo scambiatore di emergenza. La valvola di sicurezza termica va controllata almeno una volta all’anno per verificarne l’efficienza e la tenuta, e va sostituita tempestivamente qualora si riscontrassero dei difetti.

La convenienza economica

La convenienza economica di realizzare un impianto di riscaldamento a biomassa si basa sui tempi di ripagamento dell’investimento, che dipendono dal risparmio di gasolio/gas e quindi dell’intensità d’uso dell’impianto.

Abitazioni piccole o abitate solo saltuariamente o situate in zone a clima mite hanno un basso fabbisogno energetico e lunghi tempi di ripagamento dell’investimento. Viceversa abitazioni di dimensioni relativamente grandi e abitate con continuità per tutto l’anno presentano sovente fabbisogni annuali di calore superiori ai 50.000 kWh, equivalenti a 5.000 litri di gasolio, 5.000 mc di metano o 6.300 litri di gas liquido (gpl). In queste situazioni l’impianto a biomassa può essere molto conveniente, anche in considerazione dei minori costi unitari di investimento per gli impianti di maggiore potenza. Questo vale in modo particolare nel caso di grandi edifici.

Un altro importante parametro da considerare nella valutazione di fattibilità economica è il prezzo della biomassa. Nel caso della legna da ardere il costo va da zero (per chi dispone di legna propria) a circa 11 €/q.le. Nel caso del cippato il prezzo varia generalmente tra un minimo di 3 €/q.le a un massimo di circa 6 €/q.le. Il pellet è il combustibile biologico più costoso, variando da circa 15 a 20 e più €/q.le.

Nella stima di bilancio economico è necessario valutare anche eventuali incentivi pubblici, disponibili in qualche caso come contributi a fondo perduto, oppure come detrazioni d’imposta. Di questi strumenti si parlerà più diffusamente nel capitolo dedicato agli incentivi economici e fiscali.  

 

Esempi:                                         

 

IMPIANTO A LEGNA  

ABITAZIONE DA 200 MQ,

• Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:

45.000 kWh/anno pari a:

- 4.700 m3/anno di metano

- 4.500 litri/anno di gasolio

- 6.250 litri/anno di gpl

- 130 quintali/anno di legna da ardere stagionata

• Descrizione impianto: Caldaia a fiamma inversa da 20 kW, centralina di regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri, bollitore sanitario 300 litri

• Investimento ipotizzato: 13.000 € compresa installazione e IVA 20%

• Detrazione Irpef 36% = 4.680 €

• Costo da ammortizzare: 13.000 – 4.680 = 8.320 €

• Spesa per legna: 130 q.li a 11,00 €/q.le = 1.430 €/anno

Confronto legna - metano

• Metano risparmiato: 4.700 m3 a 0,52 €/m3 = 2.440 €/anno

• Risparmio di esercizio: 2.440 – 1.430 = 1.010 €/anno (41%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/1010 = 8,2 anni.

Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0: 8.320/2.600= 3,2 anni

Confronto legna - gasolio

• Gasolio risparmiato: 4.500 l a 0,83 €/l = 3.730 €/anno

• Risparmio di esercizio: 3.730 – 1.430 = 2.300 €/anno (61%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/2.300 = 3,6 anni.

Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0: 8.320/4150= 2,0 anni

Confronto legna - gpl

• Gpl risparmiato: 6.250 l a 0,62 €/l = 3.870 €/anno

• Risparmio di esercizio: 3.870 – 1.430 = 2.440 €/anno (63%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 8.320/2.440 = 3,4 anni.

Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0: 8.320/3.870= 2,1 anni

 

                                                                                IMPIANTO A LEGNA

 

ABITAZIONE DA 400 MQ;

• Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:

90.000 kWh/anno pari a:

- 9.400 m3/anno di metano

- 9.000 litri/anno di gasolio

- 12.500 litri/anno di gpl

- 260 quintali/anno di legna da ardere stagionata

• Descrizione impianto: Caldaia a fiamma inversa da 40 kW, centralina di regolazione,

accumulatore inerziale 2000 litri, bollitore sanitario 300 litri

• Investimento ipotizzato: 18.000 € compresa installazione e IVA 20%

• Detrazione Irpef 36% = 6.480 €

• Costo da ammortizzare: 18.000 – 6.480 = 11.520 €

• Spesa per legna: 260 q.li a 11,00 €/q.le = 2.860 €/anno

Confronto legna - metano

• Metano risparmiato: 9.400 m3 a 0,52 €/m3 = 4.890 €/anno

• Risparmio di esercizio: 4.890 – 2.860 = 2.030 €/anno (41%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/2.030 = 5,7 anni.

Tempo di ripagamento dell’investimento nel caso costo legna = 0: 11.520/4.890 = 2,3 anni

Confronto legna - gasolio

• Gasolio risparmiato: 9.000 l a 0,83 €/l = 7.470 €/anno

• Risparmio di esercizio: 7.470 – 2.860 = 4.610 €/anno (62%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/4.610 = 2,5 anni.

Tempo di ripagamento nel caso costo legna = 0: 11.520/7.470 = 1,5 anni

Confronto legna - gpl

• Gpl risparmiato: 12.500 l a 0,62 €/l = 7.750 €/anno

• Risparmio di esercizio: 7.750 – 2.860 = 4.890 €/anno (63%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 11.520/4.890 = 2,4 anni.

Tempo di ripagamento nel caso costo legna = 0: 11.520/7.750 = 1,5 anni  

IMPIANTO A CIPPATO  

ABITAZIONE DA 1500 MQ

• Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:

240.000 kWh/anno pari a:

- 25.000 m3/anno di metano

- 24.000 litri/anno di gasolio

- 33.000 litri/anno di gpl

- 830 quintali/anno di cippato di latifoglia con umidità 35%

• Descrizione impianto: Caldaia a cippato da 110 kW, estrattore del cippato, coclea di trasporto, sistemi di regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri, bollitore sanitario 1000 litri

• Investimento ipotizzato, compresa installazione e IVA 20%: 60.000 €

• Detrazione Irpef 36% = 21.600 €

• Costo da ammortizzare: 60.000 – 21.600 = 38.400 €

• Spesa per cippato: 830 q.li a 5,00 €/q.le = 4.200 €/anno

• Costo addizionale di conduzione e manutenzione impianto = 2.000 €/anno 

Confronto cippato - metano

• Metano risparmiato: 25.000 m3 a 0,52 €/m3 = 13.000 €/anno

• Risparmio di esercizio: 13.000 – 4.200 – 2.000 = 6.800 €/anno (52%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/6.800 = 5,6 anni.

Confronto cippato - gasolio

• Gasolio risparmiato: 24.000 litri a 0,83 €/l = 19.920 €/anno

• Risparmio di esercizio: 19.920 – 4.200 – 2000 = 13.720 €/anno (68%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/13.720 = 2,8 anni.

Confronto cippato - gpl

• Gpl risparmiato: 33.000 litri a 0,62 €/l = 20.460 €/anno

• Risparmio di esercizio: 20.460 – 4.200 - 2000 = 14.260 €/anno (69%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/14.260 = 2,7 anni.

 

                                                                                        IMPIANTO A PELLETS

 

ABITAZIONE DA 1500 MQ

• Fabbisogno energetico stimato per riscaldamento e acqua sanitaria:

240.000 kWh/anno pari a:

- 25.000 m3/anno di metano

- 24.000 litri/anno di gasolio

- 33.000 litri/anno di gpl

- 490 quintali/anno di pellet di legno

• Descrizione impianto: Caldaia a pellet da 110 kW, estrattore del pellet, coclea di trasporto, sistemi di regolazione, accumulatore inerziale 1000 litri, bollitore sanitario 1000 litri

• Investimento ipotizzato, compresa installazione e IVA 20%: 60.000 €

• Detrazione Irpef 36% = 21.600 €

• Costo da ammortizzare: 60.000 – 21.600 = 38.400 €

• Spesa per pellet: 490 q.li a 18,00 €/q.le = 8.820 €/anno

• Costo addizionale di conduzione e manutenzione impianto = 1.000 €/anno

Confronto pellet - metano

• Metano risparmiato: 25.000 m3 a 0,52 €/m3 = 13.000 €/anno

• Risparmio di esercizio: 13.000 – 8.820 – 1000 = 3.180 €/anno (24%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/3.180 = >12 anni.

Confronto pellet - gasolio

• Gasolio risparmiato: 24.000 litri a 0,83 €/l = 19.920 €/anno

• Risparmio di esercizio: 19.920 – 8.820 – 1000 = 10.100 €/anno (50%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/10.100 = 3,8 anni.

Confronto pellet - gpl

• Gpl risparmiato: 33.000 litri a 0,62 €/l = 20.460 €/anno

• Risparmio di esercizio: 20.460 – 8.820 - 1000 = 10.640 €/anno (52%)

Tempo di ripagamento dell’investimento: 38.400/10.640 = 3,6 anni.